Nel nostro dojo si seguono gli insegnamenti del Maestro Tada Hiroshi, IX dan, Direttore Didattico Aikikai Italia e allievo di O'Sensei Ueshiba Morihei.

sabato 31 dicembre 2011

Gli auguri di tutto lo Shin Bu Dojo e… di Francesco Pastore

 

pastore

Scusatemi, ma alla battuta non ho saputo rinunciare !Sorriso

Scherzi a parte,  il post che segue interpreta pienamente  i sentimenti con cui noi dello S.B.D. ci facciamo e vi facciamo gli auguri di

Buon Anno

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Auguri

di Francesco Pastore

Un altro anno sta per terminare.

Per quanto mi riguarda il 2011 è stato fantastico e mi ha portato solo cose belle, merito forse del rituale del misogi fatto a gennaio, chi lo sa....

Per il futuro sono molto ottimista e le mie preghiere sono per quelle persone che non hanno avuto le mie fortune e le mie possibilità ma anche per chi, pur avendo tutto, non ha ancora trovato la propria strada o non ha chiaro il proprio cammino.

Spero che possano trovare la vera forza e che la loro volontà sia inarrestabile e travolgente come uno tsunami.

Auguro a tutti di concludere quest'anno alla grande e di iniziare quello nuovo ancora meglio ;)

giovedì 29 dicembre 2011

Ritorno al dojo

 

ritorno

La riscoperta della pratica

di Piero Romita

Sono ritornato a praticare aikido dopo undici anni, periodo sufficiente a qualche bravo praticante ad acquisire almeno il II dan. Dopo i primi vigorosi e vogliosi allenamenti ho dovuto fare i conti con il mio corpo, uno dei miei maestri. La pratica, per quanto rituale, mette in movimento diverse decine di chili di masse mortali. Tendini, muscoli, cartillagini pretendono di affermarsi e di elevarsi a coscienza e lo fanno servendosi della nostra consapevolezza attraverso il dolore. E già, la pratica ci svela mille realtà nascoste, dolori che svelano la presenza di parti del nostro corpo che appartenevano alla dimensione del nulla. Perché sopportare tutto questo? Naturalmente perché l'ebbrezza che si prova a staccarsi un attimo da terra, a rotolare e a ritrovarsi in piedi un secondo dopo fa dimenticare il corpo. In qualche attimo il corpo perde peso, sostanza, diventa eterico. Il vuoto pervade la coscienza lasciando intendere la presenza di una realtà più vasta. Momenti, si, solo momenti, ma che momenti. Che dire poi del partner, mistero non meno evidente. Massa animata, misteriosa, dalla traiettoria indefinita che magicamente si fonde in un movimento comune al tuo movimento.......... Non so come avvenga e non mi interessa più di tanto ma quando l'aiki si realizza tra due praticanti..........

mercoledì 28 dicembre 2011

La paura del guerriero

 

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IL VERO GUERRIERO

di Jacqueline Gentile

L'articolo del Maestro Ruta mi ha fornito uno spunto per alcune riflessioni a proposito delle emozioni “bistrattate” da noi esseri umani, in particolare sulla paura sulla quale spesso impera un manto intriso di vergogna e di giudizio.

In linea generale, le emozioni sono degli indicatori utili alla nostra sopravvivenza pertanto interrompere il contatto con esse porta come prima, immediata e disastrosa conseguenza l’incapacità di agire in modo adeguato al contesto in cui ci si viene a trovare.

La paura, infatti, ha un elevato valore funzionale: se la “ascoltiamo”, siamo allenati a distinguere una situazione pericolosa e, quindi, siamo anche in grado di fare fronte ad essa.

Nel caso contrario, bloccando la paura, siamo più esposti perché non avvertiamo il campanello di allarme che ci mette all’erta.

Dietro quello che può apparire un paradosso, si cela una verità che appare banale nella sua semplicità e cioè che diventiamo capaci di utilizzare uno strumento solo se familiarizziamo con esso, se impariamo a riconoscerlo e se ci alleniamo a “maneggiarlo”.

Tutte le cose messe “sotto il tappeto” diventano un potenziale di distruttività: se manchiamo di dimestichezza con la paura (come con le altre emozioni in genere) può accadere che cadiamo vittime di essa. Un valido esempio di questa disfunzione è costituito dalle fobie e dalle ansie che condizionano pesantemente l'esistenza di molte persone fino a bloccarla in una trappola di timori “irrazionali” che limitano la libertà di vivere. Si tratta della cosiddetta paura della paura che tesse, nella mente umana, una rete fatta di proiezioni catastrofiche, scenari disastrosi, oscillazioni dubbiose a elevato potere imprigionante.

Allo stesso modo, se abbiamo bandito la paura dal nostro sentire emozionale, la corteggeremo, in modo inconsapevole, lanciandoci in situazioni ad alto azzardo (correre in moto o in auto, praticare sport estremi etc) allo scopo di provare sulla pelle - grazie a un evento esterno - quei “brividi” adrenergici che nella quotidianità abbiamo negato a noi stessi. La soglia di sensibilità si alza quindi è necessario uno stimolo più intenso al fine di “sentire qualcosa”.

A causa del nostro vissuto personale, dell’educazione ricevuta e dei condizionamenti sociali, abbiamo imparato a tabuizzare la paura rendendola un’emozione di cui vergognarci. A ben guardare, la vergogna è anch'essa una paura, per l'esattezza è la paura del giudizio. Anche qui si scova una stravaganza: reprimiamo la paura per renderci forti e invincibili all'occhio esterno che ci rimira ma per realizzare questo... obbediamo a una paura!

Pertanto, la figura del “cavaliere senza macchia e senza paura” incastonata nell'immaginario umano quale emblema del coraggio, di colui che agisce senza esitazione alcuna, virtuoso e privo di fragilità, è stata erta sul piedistallo dell'equivoco.

È indiscutibile che il coraggio sia una nobile virtù; il suo significato è infatti agire con il cuore vale a dire in modo autentico e quest'accezione mal si accosta all'eroe impavido che si lancia nelle gloriose imprese con lo scudo che fa da barriera innanzitutto ai suoi moti d'animo.

Alla luce di queste considerazioni, il vero guerriero è colui che ha il coraggio di guardare a se stesso così com'è, di accettarsi nella sua personale verità senza nascondersi dietro un'immagine di sé vincente che esalta l'ego e crea una corazza disumana che scaraventa lontano dalla propria essenza, in un universo arido (e visionario) da cui le emozioni più tenere sono avulse.

Il vero guerriero commette errori e sa riconoscerli, sa scusarsi se crea ferite agli altri, è in grado di piangere e di mostrarsi fragile, riconosce i suoi limiti e, soprattutto, ha fatto della paura una preziosa alleata, schierata dalla sua parte e non un nemico da sconfiggere o, ancor peggio, un fantasma che aleggia nel suo animo e di cui è inconsapevole ma l'eco delle catene spettrali risuona comunque in ogni sua azione.

sabato 24 dicembre 2011

Buon natale

Buon Natale, con il sincero augurio di una festa che vi scaldi il cuore.

Parola di Maestro, A Natale tutti dobbiamo essere più buoni

" Siamo figli di Dio,
ciascuno di noi è un tempio vivente. Non siamo mai separati dal Divino, nè mai potremmo eserlo. Per essere divini, non dobbiamo mai lasciarci coinvolgere in scontri o controversie. Siamo qui per mettere ordine nelle cose, non per complicarle.
Dobbiamo lavorare insieme, non fare affidamento sulle attitudini aggressive o sui metodi violenti del passato. Ciascun individuo deve innanzitutto lavorare da solo per migliorare se stesso. Disponetevi al centro del cielo e terra: inchinatevi con rispetto e gratitudine e osservate la bellezza intorno a voi. In tal modo, tutte le vostre azioni diventeranno un'offerta fatta al divino."
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Morihei Ueshiba,tratto da. "Il cuore dell'aikido" - Edizioni mediterranee; pag 78.

venerdì 23 dicembre 2011

Tutti al mare!

 

mare

No, non sono impazzito.

La mattina del 3 gennaio tradizionale rito del misogi, al mare come l'anno scorso.

Ci si vede alle ore  07.30 dojo.

Dopo il misogi, si torna al dojo e, come secondo rito propiziatorio per il nuovo anno, si fanno diecimila shomen, che andranno divisi in tre “ seigan “ .* ( prima fase 3000 shomen, seconda fase altri 3000 shomen e tirata finale di 4000 ).

Alla fine, sempre ammesso che abbiate ancora la forza di portare le mani alla bocca Triste, si pranza tutti assieme, portando ognuno qualcosa.

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* seigan: prove atte a forgiare lo spirito, eseguite nel Giappone feudale, il cui superamento era necessario per accedere a gradi importanti o titoli onorifici.

Dimostrando di essere in grado di superare un “ piccolo inferno “, si dimostrava di aver titolo a conseguire il riconoscimento in oggetto.